LA PROPOSTA DI AMPLIAMENTO DEL PARCO REGIONALE DELLA MAREMMA

Sono veramente contento di partecipare a questo tipo di iniziative nella quale cioe’ si gettano le premesse per realizzare un’opera che potra’ incidere sul futuro del territorio. E ringrazio per questo i comitati, le associazioni e le persone che hanno organizzato questa giornata.

Io oggi rappresento il Forumambientalista nazionale ma io provengo dalle esperienze laziali, e romane in particolare, delle aree protette dove i parchi regionali sono stati sempre espressione della volonta’ dei cittadini e delle associazioni. Nel Lazio ora abbiamo una buona articolazione di riserve regionali e nazionali ma che sognavamo appena una ventina di anni fa. Quando negli anni 90 avevamo gettato le basi per avere da li a pochi anni quello che oggi e’ una realta’ ed e’ quello che spero avvenga anche per il Parco della Maremma possibilmente con tempi piu’ rapidi.

L’Associazione Forumambientalista e’ nata come una aggregazione di comitati nelle diverse regioni d’Italia che svolgevano vertenze sull’acqua, l’energia, contro le grandi opere ( qui in Toscana abbiamo parecchi ricorsi al TAR) ed a favore invece di progetti locali e partecipati. Non e’ un caso che questi temi siano riassunti mirabilmente nelle aree naturali protette per le quali il Forumabientalista si muove a promuoverne la nascita e l’efficienza: nel Lazio, in Puglia, in Calabria, in Toscana sensibilizziamo l’opinione pubblica e le istituzioni con convegni, incontri, cerchiamo di nominare esperti di livello qualificato per i consigli direttivi dei parchi nazionali. Oggi sono qua infatti per portare l’appoggio della mia associazione all’iniziativa di legge popolare, apporto che si tradurra’ anche in fattiva collaborazione durante la tre giorni di fiera a Terrafutura di Firenze dove nel nostro stand e nei nostri seminari si parlera’ di fotovoltaico, raccolta differenziata dei rifiuti e di parchi e dove potremo quindi raccogliere le firme per questa delibera di iniziativa. Ed anzi invito questo Comitato promotore al dibattito che terremo sui parchi.

Il Forumambientalista, tramite il gruppo regionale, ha promosso la proposta di legge presentata oggi, perche’ ritiene che le aree protette non debbano essere aree isolate fra loro ma debbano fare parte di una rete ecologica a tutela della biodiversita’. La grande ricchezza di questo tratto di litorale tirrenico cosi’ ricco di emergenze naturalistiche debba avere una gestione omogenea e coerente, riunendo cioe’ tutte le zone di pregio presenti e puo’ comprendere anche le aree urbanizzate nella pianificazione di tutela del territorio.

E qui vorrei fare alcune riflessioni: sono molte le esperienze di parchi urbani in Italia ed in Europa. Cosi’ frequenti che nel 1997 e’ nata un’associazione degli enti di gestione delle aree protette urbane Fedenatur, la federazione europea di spazi naturalistici e rurali metropolitani e periurbani, con sede a Barcellona e che oggi conta 23 parchi divisi tra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Portogallo.

In Italia abbiamo i parchi urbani di Roma, Milano, Torino, Bologna, Spezia, tutti luoghi attigui e compresi nelle grandi aree urbane metropolitane. Luoghi dove la pressione antropica e’ enorme e la complessita’ della gestione delle aree naturali e’ dettata dall’attivita’ di migliaia di persone che ogni giorno lavorano, vivono, sono attive nelle aree stesse. Un grande laboratorio per il ruolo sociale che i parchi hanno insieme a quello di conservazione della natura. Un ruolo che significa pero’ il miglioramento delle condizioni di vita di chi vive quelle aree metropolitane. Il parco urbano agli inizi era considerato con scetticismo, con timore dagli abitanti o come mero serbatoio elettorale di voti, ma adesso e’ una esperienza che sta maturando nell’opinione pubblica ma che gli enti di gestione devono saper gestire con alcuni accorgimenti indispensabili: intesa con le popolazioni, partenariato con i soggetti attivi sul territorio, partecipazione alle scelte. I parchi urbani sono anche uno strumento della cosiddetta green economy, un’opportunita’ di lavoro per i giovani ma sempre a patto che siano gestiti con strumenti efficaci di condivisione: uno di questi e’ il Piano Pluriennale di Programmazione Economica e Sociale previsto all’articolo 14 dalla legge nazionale 394/91 sulle aree protette. Un piano che raccorda imprese, parti sociali ed enti in un programma di attivita’ di sviluppo economico compatibile e di attivita’ sociali previste nei parchi.

Si possono quindi inserire aree urbanizzate nei parchi a condizione che ci siano partecipazione, strumenti di programmazione e copianificazione urbanistica tra gli enti in particolare tra Regione e Comuni. Sarebbe un errore infatti pensare che la pianificazione dell’area protetta si sostituisca ai piani regolatori dei comuni ma deve viceversa permearli di quella cultura della tutela e di quelle esperienze che negli anni gli enti parco hanno accumulato, con l’obiettivo che l’urbanizzato non invada le aree libere di pregio.

Piuttosto che un blocco dell’edificazioni e’ piu’ opportuno prevedere nelle norme di salvaguardia dove sia scritto con chiarezza quello che si puo’ fare (soprattutto servizi per la gente) e quello che non si puo’ fare. Con queste premesse noi crediamo che la proposta di ampliamento che include le aree urbanizzate non sia un’utopia ma sara’ condivisa dagli enti locali.

Paolo Menichetti – Associazione Forumambientalista nazionale

 
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